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Metterò quotidianamente a disposizione di chi lo desidera spunti, critiche, riflessioni sugli avvenimenti che, volenti o no, subiamo ad opera di altri.

La pagella della settimana

La pagella della settimana

6 luglio 2020

“Quando il soldin cade nella cassetta l’anima sale in cielo benedetta”, sosteneva Martin Lutero, teologo e accademico tedesco che lo portò allo scisma dal cattolicesimo. Era contrario alla vendita delle intercessioni e indulgenze praticate dai papi Giulio II e Leone X. Pare infatti che anche la pavimentazione del selciato di piazza San Pietro sia stata pagata dalle prostitute romane, per ricevere in cambio l’assoluzione dai loro peccati. Ora l’ULSS n 5 ha stanziato ben 140.000 euro, per due anni, per avere l’assistenza religiosa ai pazienti ricoverati nelle strutture di Trecenta, Adria e Rovigheto. Per carità, mai come chi sta male rivolge lo sguardo dal letto di sofferenza verso l’alto, e richiede magari la “mediazione” del prete con la divinità, in questo caso Dio. Ma sacerdote deriva dal latino sacer (sacro) e (io do). Quindi, se uno “dona” il suo contributo, perché deve essere retribuito? Oggidì in un ospedale, oramai, tra i ricoverati vi sono cattolici, mussulmani, induisti, buddisti e islamici. Mi chiedo se anche loro usufruiscono di un “mediatore” retribuito da uno stato laico? Voto 5

Non c’è bisogno di essere scienziati per comprendere come la celebrità provochi spesso gravi danni al comportamento e al cervello di una persona, e sia più pericolosa delle droghe. In passato ha colpito politici come Renzi, e recentemente Salvini tanto da fargli perdere il contatto con la realtà. Ora tocca al governatore del Veneto Luca Zaia che è stato incredibilmente proiettato ai vertici nazionali del consenso. Ciò significa due cose: o che gli altri governatori sono dei sparring partner parecchio brocchi, oppure abbiamo perso il senso della misura dei fatti e delle cose. Purtroppo è stata la stampa e i media, gestiti in passato da quel “mago” che fu suo maestro, Gianpiero Beltotto, a educarlo e immetterlo nei rapporti con il pubblico in quell’orbita definita “Società dello spettacolo”. Per Zaia, che Ercole non è, ha significato rimanere ben parcheggiato nella penombra in questi 10 anni di gestione di una regione che si è auto programmata, producendo, ad opera di un industrioso popolo veneto, i risultati che conosciamo. A lui è bastato affacciarsi ogni tanto per esporre cifre e slogan, alla bisogna. Le grandi opere, ancora in parte inconcluse, sono a firma Galan, come il Passante, il Mose e la Pedemontana. L’unica sua iniziativa degna di nota è aver proposto un referendum a pagamento sull’Autonomia (15 milioni di euro spesi. che hanno avuto lo stesso risultato di quando gratuitamente realizzato dall’Emilia Romagna, cioè nulla sic). L’agognato “autogoverno”, già vissuto in epoche remote dalla grande Serenissima, se vi sarà un gradimento del 15% di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni, Zaia lo vedrà, ma col binocolo. Nella vita, quando più che i meriti è la sorte a proiettarti in alto, prima o poi inizi a mostrare le terga. Se un presidente, politico del tutto normale, lascia impressa una gigantesca un’ombra di gradimento sulla nazione, significa che siamo al tramonto. Oggi, lunedì 6 luglio, restiamo in attesa della ennesima apparizione televisiva con ordinanza pubblica. Ci vuole coraggio e ironia, come fa Crozza, per cercare di dare la giusta luce a un mistero, e rappresentarlo e descriverlo. Credo che la miglior cura, in questi casi di “sustenium pubblico”, potrà arrivare, come accaduto ai due leader nazionali sopra citati, dalla omeopatia. Più ordinanze emetterà, più TSO richiederà, più apparizioni televisive, restrizioni, marce avanti e indrè farà e recriminerà (come la conferenza stampa convocata urgentemente l’altro ieri per negare le sue affermazioni del giorno prima, riportate correttamente da tutti i giornali) e meno manicomi riaperti serviranno. Voto 4

Lo spettacolo più ludico che oggi possiamo assistere nello “Stadio Tre Martiri” di Rovigheto, intitolato nel 1994 a Francesco Gabrielli, lo si può osservare posizionandosi nella prima tribuna allestita a fine del 1800 dal sindaco Amos Bernini, e che oggi funge da guardia spalle della seconda che si affaccia sul campo di calcio. Perché solo agendo tramite una “retrospettiva” si potrà comprendere il disastroso percorso dalla mala gestione e rovina in cui è precipitato lo sport più amato dagli italiani, il calcio. Un tormentone che dallo scorso anno non trova pace fra i tifosi rimasti vedovi delle varie società che hanno preferito darsi alla latitanza, o bisticciare tra loro. Potrebbe esse l’occasione di porre la pietra tombale e ripristinare l’originale ippodromo: invece dei cavalli di razza potremmo dare il via alla corsa degli asini, dei mussi, rilanciando un vero e proprio campionato italiano. Le tribune ritorneranno sicuramente a riempirsi. Voto 5

Le possibilità lavorative in Polesine sono come il peso sulla luna, come cantava in “Selene” Domenico Modugno nel 1962, pari alla metà della metà. Come l’occupazione nella nuova Esoform che da 45 dipendenti ne riassume solo 15. Bene ha fatto la consigliera Silvia Menon a chiedere alla giunta sinistrorsa di capire a che punto si trova il comune di Rovigheto nell’elaborazione dei Puc, acronimo che sta per “progetti utili alla comunità”. Pensava che, come sosteneva Stalin, anche qui avessero chiara la linea di intervento per occupare chi riceve da mesi e mesi il reddito di cittadinanza restando a casa in pantofole, in attesa di ricevere una chiamata dai Navigator. Però, per dar corso completo all’enunciato del bolscevico russo, bisognerebbe aggiungere che, dopo aver individuato il percorso, tutto dipende dall’organizzazione. Che a Rovigheto latita. Riusciranno i nostri eroi a sollevare dal divano questi polesani rendendoli utili alla collettività? Voto 5

Il terrore del coronavirus-19, instaurato mediaticamente nei cittadini in questi mesi, ha un solo obiettivo finale: immettere e gestire la paura di morire. Duchamp sulla sua tomba volle scritto: “…d’altronde sono sempre gli altri che muoiono…”. Vero. Penso che un morto sopravviva solo finché ci saranno i vivi che lo ricorderanno. Poi nulla più. Per questo, giocarsi la vita per un ipotetico contagio, senza avere la certezza matematica di crepare, mangiandosi giorni, mesi e anni di vita imbacuccati dalle mascherine, impauriti senza avere vita, diviene un supplizio. Insopportabile se si considera l’avanzata del progresso, e delle conoscenze. Se fino a qualche decennio fa, nell’Italia semianalfabeta e contadina, le chiese erano affollate e la morte non faceva paura perché si viveva e si credeva nell’aldilà, oggi si è scoperto un aldiquà, e il tutto diviene più inquietante. Una certezza c’è: fin che siam vivi non possiamo conoscere cosa c’è o ci sarà dopo la morte. Bisognerebbe ci fosse stato nei secoli almeno un morto “che si fosse rifatto vivo” per raccontarci cose realmente esiste “dopo”. Invece niente. Nemmeno Lazzaro, risorto come ci ricordano le Sacre Scritture, dopo aver trascorso una lunga vita in Provenza con le sorelle Marta e Maria, non ha aperto bocca per trasmetterci una sola parola sulla sua esperienza di defunto. Così pure Cristo nulla disse alle donne incontrate per strada dopo la resurrezione, se non di diffondere la notizia che era risorto (ben conosceva questa caratteristica tutta femminile del comunicare, dello spettegolare), né il giovinetto di Nain resuscitato da Gesù, o quello rimesso in vita da Elia (i re 17-17) hanno parlato. Ma anche Efeso, interpellando “i sette dormienti” martirizzati durante la persecuzione di Decio e risorti 150 anni dopo all’epoca di Teodosio, nulla ci ha tramandano sulla loro esperienza di deceduti. San Paolo scrive ai Corinti che “…i morti dormono in un luogo fresco… “refrigerium pacis”. Quindi l’unica certezza che esiste oggi è che siamo diretti verso la distruzione (Freud, Nietzsche, Sartre, Eliot… eccetera). Credo lo abbiano compreso molti giovani eruditi, che vogliono vivere, e che hanno compreso che inferno e paradiso sono certamente qui, in questa vita. Trovo invece anziani dal comportamento direi contraddittorio. Essendo stati indottrinati e timorati di Dio, girano per Rovigheto indossando tutto il giorno la mascherina, faticando a respirare con queste alte temperature. Eppure sanno che la nostra vita terrena purtroppo finisce. Quindi non oso dire che “non vedano l’ora di accedere in eterno al Regno dei Cieli”, magari dopo una vita non sempre felice, ma una domanda mi assilla: se sono certi e credono nell’Aldilà, perché fanno di tutto per restare “aldiquà” e hanno il terrore di giungerci un pochino prima? Voto 6

Forza Italia, essendo assente nei maggiori consigli comunali polesani, forse nemmeno ha pensato e quindi potuto presentare una mozione affinché fosse affiancato allo striscione “Verità per Giulio Regeni” un altro con scritto “Verità per Silvio Berlusconi”. Chi fosse e chi è stato l’ex presidente del Consiglio dei ministri lo abbiamo saputo e lo sappiamo: innumerevoli sono state le inchieste giudiziarie (poco o nulla invece su De Benedetti, e poi tutto insabbiato, giusto?) i libri scritti e i milioni di articoli stampati. Compresi i mille particolari sulla sua vita privata. Che una certa politica e magistratura fosse da anni a caccia per ridurlo in polvere, la stragrande maggioranza degli italiani non lo ignorava. Almeno quella che tenta di usare il cervello per le funzioni deputate. Attivando quella che si chiama libertà di pensiero e di espressione, tutelata dalla nostra Costituzione. Come è umano e giusto, direi a questo punto retorico, capire chi ha assassinato un ragazzo universitario che si era recato in una nazione dove regnava un certo Al Sisi e, probabilmente proteso dall’inesperienza dettata dalla gioventù, mettere il naso in situazioni non tollerate da un Regime, sarebbe altrettanto importante e doveroso comprendere se in questa nostra Repubblica i diritti di noi tutti sono rispettati e garantiti. Con che metodi è affidata la giustizia, per esempio. Se cioè i diritti fondamentali, su cui ogni cittadino dovrebbe contare, hanno oggi dalle radici ancora salde. Dopo quello che siamo venuti a conoscenza. Da Palamara a oggi. Voto 4

Il mio amico, e compaesano di gioventù, Natale Pigaiani, sindaco a vita di Giacciano con Baruchella, ha imbastito una bellissima cerimonia. Ha giustamente voluto rendere omaggio alle suore che hanno definitivamente lasciato il paese, dopo decenni di loro presenza. Solo chi ha vissuto esperienze di questo tipo può dare il giusto risalto a simili gesti. Lustri fa, quando analfabetismo e povertà regnavano nei nostri comuni, le suore, l’asilo era la prima fucina del sapere, e naturalmente dell’indottrinamento. Venivano poi le elementari, non da tutti completate. Le prima aste, le prime lettere dell’alfabeto me le ha insegnate suor Marcellina, ben voluta dalla mia famiglia. Io stesso gli ho telefonato, a Torino, fino alla fine dei suoi giorni terreni, nella casa madre dove si era ritirata. Anche all’ospedale di Trecenta vi erano le suore che accudivano i malati in corsia, ed erano considerate veri e propri colonnelli che facevano però funzionare la pattuglia di infermieri. Ricordo che a Badia Polesine, persino il mitico bravo e lunatico dott Broglio, era intimorito nei confronti della suora che gestiva il reparto. Voto 8

Adria ha deciso. Le soste al parcheggio pubblico si pagheranno conteggiando i minuti secondi di arresto dell’auto. Se 51 anni fa siamo giunti sulla luna possibile che non riusciamo a regolare il giusto canone a chi decide di sostare nella bella città dalle origini etrusche? Quindi basta tagliandi dal costo ipotetico apposti sul cruscotto in bella vista per fermarsi. Ora è la austera beltà e verità matematica ad imporsi. Sarà l’ingegneria, la telematica, a modernizzare i fruitori di fermate a pagamento. Una scommessa su una città di nemmeno 20.000 abitanti, che l’amministrazione intende affrontare. Mi auguro che non si tratti di una scelta azzardata. Voto 6

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