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Metterò quotidianamente a disposizione di chi lo desidera spunti, critiche, riflessioni sugli avvenimenti che, volenti o no, subiamo ad opera di altri.

L’intelletto smarrito

L’intelletto smarrito

18 settembre 2020

Avete mai assistito in televisione a una “votazione nominale” del Parlamento? Quando deputati e senatori passano uno a uno davanti ai presidenti delle Camere, su chiamata, e depositano la scheda nell’urna, o esprimono ad alta voce il loro voto? Sono 945 (più i 5 senatori a vita) passaggi che prevedono una “seconda chiama” per chi era assente alla prima. La durata della “democrazia” è di ore. Spettacolo indecente. Quasi mille peones che votano uniformemente quello che hanno deciso in cinque sei, cioè i loro capi partito. Quando si ha la fortuna di incappare nel nome di un nostro rappresentante non vi viene spontanea una domanda?: “…ma che cazzo ha fatto per il Polesine in questi cinque anni…visto che ci costa più di 800.000 euro, oltre ai numerosi benefici, e vitalizi a vita per lui e familiari?”. Domanda se volete brusca, che rimembra quanto recita la nostra Costituzione, composta da ben 139 articoli che il 95% degli italiani non conosce. L’articolo 67 chiarisce il ruolo che dovrebbe avere un membro del Parlamento, cioè “…rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato…”. Quindi non dovrebbe essere solo espressione localistica, se non addirittura, come accade spesso, sottomettersi a interessi di camarille composte da amici degli amici. Meno male che ci sono state “Le Iene” a informare la Nazione tutta delle gesta dei nostri magnifici parlamentari polesani, di cui andiamo ancor oggi orgogliosi. Nel frattempo “a loro insaputa” ci hanno scippato la Scuola Allievi della Guardia di Finanza, La Direzione Enel, la Banca d’Italia… staremo a vedere se arriverà il Reclusorio e che fine farà il Tribunale. Evviva le nostre nostre rappresentanze parlamentari.


In questi giorni si riaprono le scuole. Il problema numero uno in Italia è l’ignoranza: siamo i meno acculturati d’europa, leggiamo poco o nulla e quindi ci facciamo trascinare, come il pifferaio magico, dove vogliono le caste. Sono vissuto tra contadini analfabeti, o che non avevano terminato le elementari: persone meravigliose in cui l’istruzione era però passiva ma l’intelligenza attiva. Parlavano poco, e prima di farlo riflettevano. In famiglia c’erano povertà ma anche morale-etica-principi che li formavano. Televisione e radio non esistevano. Il loro mondo era la fattoria, al massimo il paese. Eppure sono i nostri nonni, i nostri genitori, cioè quelli che hanno costruito questo Paese che noi attraverso la strabordante ignoranza attiva stiamo distruggendo.

Ho già avuto modo di scrivere che gli esseri umani, in particolare gli ignorantotti, hanno tre campi incolti su cui il sentimento prevale sul ragionamento. Uno di questi è la politica. Trattasi del frutto della scuola “democratica” che negli ultimi decenni ha abbassato l’asticella del sapere, della formazione. Un tempo, chi era figlio di operai o di professionisti, avanzava se aveva le doti, il quid. Ora si regalano licenze e diplomi a tutti; spesso anche le lauree. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

La prova dl nove, per quel che può valere, della conoscenza dell’oggetto su cui ricadrà il voto l’ho riscontrata in queste settimane. Incrociavo rovigotti, e scorrevano le chiacchiere, che sovente terminavano sul prossimo Referendum di domenica e lunedì. Mi vomitavano tranquillamente addosso parole come “Costituzione violata”, senza aver mai letto un solo articolo della Carta; “rappresentanza ghigliottinata”, senza conoscere i numeri che spettano e spetteranno dei rappresentanti al Veneto, per esempio. Non sanno che se vincesse il SI andrebbero ridisegnati i collegi elettorali e la legge, eccetera. Questo “riequilibrio” sarebbe messo in atto dai nostri “945 rappresentanti parlamentari” che hanno votato per ben 4 volte, quasi all’unanimità, per la loro diminuzione. Hanno ancora a disposizione il Parlamento per altri due anni e mezzo, per risistemare quello che si deve. Ma i tanti rovigotti che ho intercettato non sapevano esattamente cosa dicevano. Recitavano solo slogan, di cui spesso non comprendevano che erano confliggenti tra loro: “…voto NO perché dobbiamo puntare sulla qualità e non la quantità…”…”…diminuendo il numero saranno in pochi a decidere…”, senza rendersi conto che oggi sono in cinque a farlo. Che prevalga il SI o il NO il danno che ha prodotto il suffragio universale è certo. Il diritto di voto non dovrebbe essere per nascita: si dovrebbe rispondere per avere la tessera elettorale, come minimo, a tre quattro domande tipo: quante regioni ci sono in Italia? Cosa è una Repubblica che non sia il giornale? Quante province ha la tua regione? Chi è il presidente del consiglio dei ministri?, Chi è il presidente della Repubblica? Cosa è la Costituzione andrebbe evitata, perché escluderebbe tre quarti della popolazione dal diritto al voto. Un popolo di “mona”, scherza un mio amico, dovrebbe essere rappresentato non da 945 peones ma da un Monarca.

Oramai, da aristocratico, ho il privilegio di decidere con chi conversare. Sto gradualmente eliminando gli ignoranti che sono tanti, e come l’AIDS se li conosci gli eviti altrimenti ti uccidono. Volevo elencarvi dei numeri: da quello dei rappresentanti politici italiani più alto in europa, ai più pagati al mondo, a quelli che detengono innumerevoli e incredibili benefici che si tramandano a vita. O della decina e decina di ex parlametari, consiglieri regionali polesani che si godono vitalizi incredibili da decenni senza aver prodotto fatti concreti. Considerate che la nostra provincia conta 250.000 abitanti, meno della città di Padova. Provate a pensare cosa c’è in giro nel nostro Paese di ex milionari della politica. Ma comprendo che non serve. Che il popolo sia veramente un “popolo mona”, quello in cui “paga pantalon”, come recitano degli slogan? Mi rattrista vedere operai, artigiani, impiegati, professionisti eccetera che dopo 40 anni di lavoro si vedono assegnare pensioni di poco più di mille euro mese, mai aumentate, che si scandalizzano per le migliaia di auto blù, gli sprechi, le spese astronomiche di Stato, Regioni, Province, Autonomie Locali, Regioni a Statuto Speciale eccetera eccetera e restano affezionati fedeli servitori della piovra, della casta che in questi ultimi quindici giorni di campagna elettorale ha svincolato i tentacoli sul NO al Referendum. Servendosi di TV, radio, amici degli amici che hanno fatto arrivare, tramite i galoppini già beneficiati: colonnelli, capitani, marescialli che traggono soldi dalla politica uniti e sempliciotti che, anche nelle frazioni più isolate, si son fatti vivi al grido: “Non toccate i privilegi del popolo, non uccidete la democrazia”. Meraviglioso. In fondo Democrazia significa essere schiavi delle oligarchie.

Il 13 gennaio di quest’anno, su questo blog avevo scritto: “Me l’aspettavo. Li conosco. Sono furbastri, poltronari, miracolati e opportunisti della politica. Sono entrati nel Paese di Cuccagna che è il Parlamento italiano. Che gli ha fornito rispettabilità, potere e soldi. Figuratevi se potevano digerire un legittimo taglio delle poltrone. Ed ecco che hanno gettato finalmente le maschera. Hanno firmato per un futuribile referendum confermativo. Se e quando si farà. Strumento utile se richiesto dai cittadini, non dai poltronari per mantenere la carega….”. Non sono preveggente, ma un grande conoscitore di questi prestigiatori. Ho usato un sostantivo leggero, per non scadere in ingiuriosi epiteti. “SE LE ELEZIONI SERVISSERO A QUALCOSA LE AVREBBERO GIA’ ABOLITE” sosteneva Emma Goldmann, attivista e femminista anarchica e antifascista di cultura ebreo-lituana. Come non essere d’accodo!!!

RIFLETTETE, SE CI RIUSCITE, POPOLO!!!

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