La Pagella

La Pagella

13 giugno 2022

Che il nostro territorio abbia incrociato momenti di miseria, fame, pellagra è arcinoto. Che il basso Polesine deponga nella storia pagine di indigenza e disperazione pure. Come forme di servilismo, dovuto, forse, a esigenze primarie: sfamarsi. Un archetipo che troviamo ancor oggi presente. Nonostante siano trascorsi decenni la riproduzione conflittuale si ripresenta. È sempre nel mare Adriatico che fu sede del conflitto della Grande Guerra del 1915-18, e dove ancor oggi si vedono scontrarsi due avamposti: il comune di Porto Viro e quello di Porto Tolle. Contro il potenziamento del Rigassificatore impiantato davanti alle nostre coste vi chiederete? Ma dai, non siamo ridicoli. Rimaniamo compostamente servi. Allora quale è il prezzo della sottomissione? Sui 130.000 euro anno, derivanti dalle “mance” erogate dalla società proprietaria il rigassificatore: Exxson, Quatar, Quatar Petrolium e SNAM. Quattro palanche erogate sino ad oggi al Comune di Porto Viro, che vantava “ la proprietà” del mare in cui insiste la mega struttura. Pare che, invece, a distanza di anni, sia emerso che il “Mausolo” ricadrebbe sul litorale di Porto Tolle. È dunque guerra aperta. Una commedia tipica veneta, alla Carlo Goldoni: due servitori di un padrone.

BOCCIATO

Lo avevo già ricordato. Meglio però ripetere. Mettetevi via dalla testa che vi sia crisi di governo prima di ottobre. Fatidica data che permetterà agli oltre 900 parlamentari di aggiudicarsi il vitalizio. Nemmeno se Roma fosse distrutta da una bomba, da un terremoto, da un tentativo di colpo di Stato, questi molleranno la cadrega. Sono disposti a trangugiare di tutto: chi facendo finta, altri, e questo è molto più grave, senza fingere. E gli italioti, come reagiscono? Reagiscono è una parola grossa: siamo un popolo la qualunque, che ritrova somiglianze con “ Cetto La Qualunque”, il meraviglioso film interpretato da Antonio Albanese. Giorni fa in Parlamento erano convocate le Commissioni Bilancio e Finanze (94 componenti in tutto di cui 48 Finanze e 46 Bilancio ) per discutere del “Decreto aiuti e caro energia”, che riguarda noi tutti. Noi, non loro. Presenti, al cospetto del ministro dello sviluppo Giorgetti, persona seria, il solo presidente la Commissione Marattin. Mentre “solo 15” si sono sforzati di partecipare, collegandosi da remoto. Una audizione senza nessuna domanda, durata pare 15 minuti. Ma che cavolo gliene frega degli italiani e dei nostri problemi a lor signori? PS: Per curiosità, mi sono andato a vedere l’impegno  prodotto dai parlamentari polesani durante la loro presenza a Roma. Guardate: meglio non umiliare pubblicamente chi ha scaldato inutilmente le poltrone, facendosi a volte pure deridere. Comunque negli ultimi 20 anni il più attivo, che ha lavorato di più è stato Diego Crivellari.

BOCCCIATO

La politica, la carica o carichetta di sindaco, assessore, consigliere comunale è divenuta oramai una professione. Professione è un sostantivo esagerato? Certo. Sia che la si intenda come “… dichiarazione di Fede e appartenenza a una corrente ideologica…” , considerato i voltagabbana che abbiamo incontrato. Mentre gli si addice forse meglio l’altro appellativo “…attività esercitata in modo continuativo a scopo di guadagno…”. Osservate le nostre amministrazioni, e i proclami di chi si candida, di chi è stato eletto e di chi vorrebbe la riconferma. Tutti blaterano che lo faranno al sevizio dei  cittadini, che è un impegno che costa fatica, che lo stipendio non conta. Balle. Sarebbero onesti se dicessero: se sarò eletto farò gli interessi miei, dei miei famigliari, dei miei amici e se avanza tempo anche i vostri, cari cittadini. Lo stipendio mi aiuta inoltre ad affrontare la vita e pure le regalie, i pranzi, i salamelecchi di autorità varie che altrimenti mi girerebbero alla larga. Finalmente, da quando sono eletto, mi hanno fatto sentire qualcuno. Non abbandonatemi, cari cittadini, perché potrei entrare in depressione. Ora controllate chi si candida, ricandida, e da quanto tempo frequenta la politica del “gettone”. Poi usate la memoria: in questi cinque anni quante volte vi ha contattato, ricontattato per chiedervi consigli, capire i vostri bisogni? Se mai, non votatelo o rivotatelo. Comprenderete quanto è alta la miseria umana.

BOCCIATO

Due nuovi autovelox, a Stienta e Castelnuovo, che si aggiungeranno alle limitazioni che questa Provincia fornisce ai suoi cittadini. Una delle prime in Italia nel rapporto tra abitanti e numero apparecchi. Il tutto per far cassa, con la scusante della prevenzione. Quando un autovelox, che dovrebbe fungere da controllore per gli automobilisti indisciplinati, rimarrà sulla strada e il suo costo non sarà controbilanciato dai ricavi per le contravvenzioni, solo allora cambierò idea sulla loro utilità. Credo che l’Italia con i suoi 8.100 impianti sia la più sgherra d’Europa nell’appropriarsi di attimi di disattenzione, mettendo le mani nelle tasche degli automobilisti rovinando spesso bilanci familiari. Se si vuole effettivamente sanzionare chi esagera nel correre e nel bere altri sono gli strumenti da porre in essere. Immettere sulle strade vigili, carabinieri, poliziotti ( anche loro i più numerosi in Europa ) e obbligarli a fare il loro mestiere fermando, controllando e sanzionando gli automobilisti. Non mi spiego, anzi mi spiego come mai in Belgio vi siano 914 autovelox, in Francia 2.406, in Germania 3.813, in Grecia 325, in Norvegia 311, nei Paesi Bassi 276, in Slovenia 113, in Spagna 1.390 e in Inghilterra 4.014. Che vogliano il male dei loro automobilisti? Che non li tutelino? Se poi a questi “occhi elettronici”, che ci seguono sulla strada, ci aggiungiamo le centinaia di migliaia di telecamere di video sorveglianza, addio privacy. Il “Grande Fratello ci guarda”. Non è quello che si assiste nel reality show, che incolla milioni di guardoni italioti alla televisione per vedere se Tommaso Zorzi, Stefania Orlando, Dayane Mello cacano, mangiano, si lavano o scoreggiano pure loro. No, si tratta di quanto paventato nel 1984 da George Orwell. E che purtroppo si sta avverando. Cioè un “Fratello” maggiore che ci tiene costantemente sotto controllo. L’avere creduto che il progresso potesse portarci alla libertà è stato l’errore più strano che abbiamo commesso. Monarchia, aristocrazia, democrazia non hanno mai fornito e mai forniranno agli uomini la vera libertà. Quella individuale. Che va conquistata, con i limiti che ognuno di noi ha. Per dare un senso alla vita.

PROMOSSO

A Badia Polesine, importante comune alto polesano, si vota per le amministrative. Tre sono i candidati sindaco: Giovanni Rossi che cerca la riconferma, e che otterrà; Manuel Berengan che ha già perso in partenza, e Adino Rossi. Ex repubblicano, liberal, libero. Un amico mi ha girato un video in cui due noti personaggi si sono pubblicamente schierati per quest’ultimo. Si tratta di un “ badiese acquisito” come il cantante Bobby Solo, che dopo lo scrutinio verserà una lacrima sul suo viso, e il poliedrico intellettuale Vittorio Sgarbi, che vanta come collaboratrice la sorella di Adino. Non so se questi appelli possano giovargli o danneggiarlo. Fatto è che Adino è fuori di dubbio l’unico “personaggio “ dei tre. In ebraico il suo nome significa “ornamento” ( basti osservare il suo look ), mentre nell’Antico Testamento è uno degli uomini potenti di Re Davide. Non so se nella professione sia un buon, discreto o pessimo avvocato. So che è sicuramente un estroverso (ho visto pubblicata la foto della sua squadra, assomiglia a una simpatica e moderna Armata Brancaleone ) e che Badia Polesine da decenni vive all’ombra dell’Abbazia, amministrata da quello spirito monacale ma poco cristiano, e che avrebbe invece bisogno di un sussulto laico, liberal per scuoterla dal torpore che la avvolge.

PROMOSSO

Finche’ lo leggo sul bel libro di Alain Beneault passi. Ma quando miei amici e conoscenti, che viaggiano, incontrano persone, dirigenti, autorità e politici mi informano che una classe mediocre, ma così mediocre come quella incrociata in Polesine rappresenta una rarità. Negativa naturalmente. Conferme che non fanno certo piacere, anche se solo uno sprovveduto può rimanere di sasso. È così, purtroppo. E dire la verità è semplicemente un merito per chi lo segnala, lo rende pubblico. Lasciamo una volta da parte onorevoli, assessori, consiglieri e sindaci che sono naturalmente lo specchio della cittadinanza, su cui stendiamo un velo pietoso. Ma ci sono purtroppo anche “le autorità” che ci spediscono da Roma, che fanno da pendant. Quasi tutte, tranne rari casi, mosche cocchiere. Di prima nomina, o per punizione, arrivano, considerato che certe carriere hanno degli automatismi. Per cui vengono inviate qui o per “farsi le ossa” o per “sbolognarle”prima della pensione. Se si rivelano valide rimangono poco, altrimenti la stanzialita’ si prolunga. “Cono d’ombra”, veniva definito il nostro territorio negli anni dello sviluppo economico, e non a caso. Il ragionamento dice che dove c’è ombra c’è la luce. Ma è dai lontani anni ‘70 che non si riesce a farne tesoro, individuando da dove proviene quel bagliore.

BOCCIATO

Una bara bianca. Dopo un percorso ciclico durato 81 primavere: dal grembo materno a quello della terra. Si è scritto, sbagliando a mio avviso, che al suo funerale laico c’erano “poche persone…e mancavano politici e amministratori di Adria…”. No. Erano forse in troppi. Elios Andreini, uno degli ultimissimi veri comunisti, da persona di cultura aveva sicuramente dettato le sue chiare volontà. Niente preti, il comunismo aboliva la religione e la morale e non doveva trasformarle. Niente poi salamelecchi e pompose orazioni funebri. Niente cortei mortuari, dove in genere si spettegola. Era uno dei pochi che aveva letto Bakunin, Marx, Engels e l’insieme di quel sistema letterario, scientifico, sociale e religioso contro le verità tradizionali. E se ne era fatto apostolo. Trasferendo il carattere bonario dei romagnoli nel basso Polesine. Un intellettuale dei tempi antichi che aveva messo il sapere al servizio di un ideale. Quando ha compreso che il vecchio mondo stava morendo e quello da lui sperato tardava a venire (un Partito Democratico che da anni ha completamento smarrito la sua identità, divenendo una melassa ) altro non ha fatto, considerata l’impossibilità di concorrerne al cambiamento, di mutare se stesso. Non rinnovando più l’iscrizione al partito. Addio, grande Elios.

PROMOSSO

Rovigo Magazine

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